Sottozero si gela

La netta spaccatura creatasi tra paesi del Nord e del Sud Europa nell’ultimo anno di crisi ha avuto tra le conseguenze più vistose la divaricazione tra i destini dei rendimenti dei rispettivi titoli sovrani, saliti a livelli preoccupanti quelli del Sud, piatti o addirittura negativi quelli del Nord. Come noto la carenza di “titoli rifugio” ha spinto in territorio negativo i rendimenti dei titoli non solo tedeschi ma anche olandesi, scandinavi, belgi e francesi, senza troppo guardare al numero di “A” assegnate dalle agenzie di rating ai paesi che li emettono o li hanno emessi.

Per chi abita e lavora nei paesi del Mediterraneo ormai da più di un anno è frequente pensare alla fortuna delle economie del Nord, le cui imprese e banche si finanziano a tassi bassissimi. I tassi zero, o realmente negativi, stanno però cominciando a produrre delle conseguenze del tutto impreviste, specie nei paesi più piccoli e ricchi. E sono proprio paradossalmente i profitti delle banche ad essere attaccati per primi dagli effetti dei tassi negativi. Lo stanno scoprendo le banche della Danimarca, ad esempio.

Un contesto economico in cui la curva dei rendimenti nel corso degli anni tende sempre più ad appiattirsi porta a rendere sempre meno essenziale la funzione delle banche: ne soffre anzitutto il reddito dei risparmiatori, ma anche la stessa redditività delle istituzioni bancarie, che tendono a ridurre il loro ruolo essenziale sul mercato del credito. Un ruolo la cui pratica diventa costosa e nel quale lavorare sul margine tra denaro raccolto e denaro concesso in prestito tende a diventare sempre più difficile.

Le banche centrali sembrano saperlo bene ma, specie quelle dei piccoli paesi che quasi tutte sono fuori dall’eurozona, si trovano davanti un ostacolo importante: le dimensioni stesse di un piccolo mercato, in cui anche i mezzi di una piccola banca centrale diventano limitati rispetto alla massa critica dei grandi fondi pensione o di investimento obbligati a dare la caccia a titoli esenti dal rischio e quindi sempre in grado di esercitare pressione sui prezzi e sui rendimenti.

Perciò, come faceva notare Izabella Kaminska in un post di fine luglio su Alphaville:

“Più è grande il debito sovrano sul mercato più è lineare la struttura della curva del debito e più grande è l’influenza della banca centrale. Al contrario, più è piccolo il mercato del debito più la curva dei tassi è confusa ed invertita, con i tassi reali sempre più sganciati dalla politica della banca centrale”.

Nel post sono ripresi anche alcuni esempi di curve dei tassi, che consigliamo di vedere. Qui riportiamo il grafico dei tassi pluriennali della Danimarca:

La curva, come si vede, si impenna tra 1 mese ed 1 anno per poi assumere un andamento più regolare quando si passa ai bond con scadenze pluriennali. Una immagine che, se dovesse cristallizzarsi anche a lungo termine, dovrebbe costituire motivo di riflessione per i cittadini danesi sulle possibilità di perseguire politiche economiche e monetarie indipendenti in mezzo al mare magnum tempestoso spazzato dalle paure dei mercati.

Gli effetti dei tassi negativi sulle banche del paese scandinavo si vedono già. L’autorità locale di controllo sulle banche ha già cominciato a spronarle a non lasciar crollare la redditività. I costi aumentano e vanno tagliati, i tassi sui depositi teoricamente dovrebbero essere negativi ma non lo sono: così alla fine le banche aumenteranno le spese fisse a chi tiene aperti depositi. Un risultato paradossale, se si pensa che i tassi zero o negativi sono partiti da una ricerca globale di sicurezza e dalla avversione al rischio.

I cittadini e le imprese (qui parliamo di Scandinavia, in Germania questo processo bizzarro non si è ancora messo in movimento) quindi neanche grazie al brutto momento dei paesi mediterranei potranno godersi a lungo una vita (economica) facile. Per finire, volete sapere come va la crescita dell’economia in un paese in cui il costo del denaro è sceso a livelli bassissimi ? Eccola divisa in trimestri confrontata con Europa ed USA:

 

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