Le accise italiane e i vacanzieri tedeschi

Stamattina sulle prime pagine dei quotidiani era diffusissima la presenza di titoli sull’arrivo delle nuove accise sui carburanti: “tassa sull’esodo” l’ha definita La Nazione. Ma a pagina 3 il titolo diceva “La Sorpresa di Ferragosto”. L’imposizione di 0,51 centesimi di accise destinati al bonus dei gestori degli impianti dei carburanti e ad un provvedimento per le zone terremotate dell’Abruzzo erano in ballo da tempo e mancava solo la data relativa all’entrata in vigore ma… no, sorpresa non si può dire che sia stata.

Gli aumenti sui carburanti nei periodi delle vacanze come quello che porterà 65 milioni di euro nelle casse dello Stato italiano sono la norma, non una sorpresa. E in effetti era più corretto e vicino al trend degli ultimi anni il titolo del Corriere della Sera nelle pagine dell’economia: “Benzina, i rincari di Ferragosto”.

Per capire come stiano le cose è utile dare uno sguardo ad un utilissimo grafico che si trova nel sito di “www.prezzibenzina.it“. Dal 2007, l’anno in cui iniziarono i primi scricchiolii all’economia globale, la cosa si ripete in modo tanto frequente da far diventare dubbio che sia solo una coincidenza. Nel 2007 stesso il picco del prezzo fu a luglio (1,38 per la verde), un livello che non fu più superato fino a gennaio dell’anno successivo. L’estate del 2008 fu quasi una beffa per i vacanzieri, perché al picco di luglio (158 per la benzina) seguì un crollo quasi verticale di cui comunque chi fece il pieno per andare in ferie non poté beneficiare perché il minimo cadde a gennaio del 2009.

Nel 2009 stesso, il prezzo estivo rappresentava il massimo del primo semestre. Nel 2010, non c’è stato un vistoso aumento estivo, una volta tanto, ma i prezzi medi delle date estive non si distaccarono troppo dalla punta segnata il 7 maggio precedente (1,44 per la verde). Nel 2011 ?  Tra giugno e agosto la verde è passata da 1,55 a 1,64, sulla scia del riscaldarsi della crisi

E allora dovremmo arrabbiarci di più e farci andare per traverso la pausa estiva? Il vizietto di spremere i contribuenti nei periodi più spensierati, quelli delle vacanze, non è solo italiano, se può in qualche misura consolare. In un ns. post di giugno segnalavamo un articolo di Alexander Jung ed Alexander Neubacher uscito sul tedesco Spiegel in cui si può leggere come anche le “formiche” tedesche debbano continuamente tenere d’occhio i prezzi alla pompa, specie quando le ferie si avvicinano:

I consumatori noteranno con disappunto che le società petrolifere non si stancano mai di rigiocare lo stesso vecchio scherzo nel periodo che precede la Pasqua. Come negli anni precedenti i prezzi della benzina sono schizzati in alto nei giorni che precedono il Venerdì Santo (proprio quando milioni di tedeschi si apprestano ad andare in vacanza). Nel 2009, i prezzi sono balzati di 11 centesimi al litro paragonati alle settimane precedenti, come documentato nell’area di Colonia da un report redatto dall’ufficio federale tedesco alla concorrenza. All’epoca l’agenzia antitrust con sede a Bonn disse che era “plausibile” che l’industria petrolifera “alzasse di proposito i prezzi”.

 

La durata della Grande Recessione ormai comincia a spuntare anche strumenti come gli aumenti: infatti al salire dei prezzi tende ormai a crollare la quota di carburanti venduti e non manca molto allo scoprire che gli introiti fiscali saranno decurtati causa… auto in garage. Sta anche svanendo la segreta speranza di trasferire quegli aumenti ferragostani sui villeggianti provenienti dall’estero. Negli anni della Prima Repubblica gli aumenti ferragostani venivano sopportati anche dai tedeschi ed olandesi che così contribuivano al gettito fiscale nazionale ma lo facevano col sollievo del marco o del fiorino forte che alleggeriva per le loro tasche il salasso del pieno.

Oggi nemmeno quel furbesco trasferire il fardello anche sui turisti nordeuropei sembra più possibile: se da gennaio a maggio i turisti stranieri erano cresciuti del + 5,1% (secondo i dati Federalberghi) seguendo quasi in fotocopia il tasso di crescita del 2011, già nel mese di giugno le presenze degli stranieri erano scese dell’8,2%. Anche in città d’arte solide nelle preferenze dei turisti come Firenze le presenze straniere del primo trimestre erano scese dell’1,3% (73.000 pernottamenti in meno). In queste settimane l’aria che si respira è che il calo sia continuato.

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