Tesoretti, timori e topi

Un tempo la rassegna stampa era una risorsa riservata ai professionisti; col dilagare dei canali televisivi all-news e del web è difficile che anche al profano sfugga qualcosa: ad esempio la correlazione tra le due prime pagine di ieri (9 agosto) dei quotidiani italiani di destra. Questo genere di titoli era assente un tempo dalle prime pagine dei giornali, soprattutto nei giorni in cui la maggioranza degli italiani è in ferie (n.b. viste le statistiche sull’estate 2012 non abbiamo scritto in vacanza ma in ferie). In generale questo genere di articoli si guadagna la prima pagina solo in periodi di grande euforia o di grande paura. Scartata la prima ipotesi, non c’è che dire: il motivo è il secondo, e l’essere fuori dall’ufficio o lontano dall’azienda non attenua l’ansia riguardo ai propri risparmi, per quel piccolo o non piccolo “tesoretto” che per la maggioranza degli Italiani cala ogni giorno.

Quando predomina la paura rispetto all’euforia, però le voci che finiscono per essere ascoltate, come è nella psicologia innata degli esseri umani, non sono tanto quelle che suggeriscono cosa fare. Sono quelle che indicano cosa non fare: dove si nascondono i potenziali pericoli e quelle che intimano di starne alla larga. E su scala globale queste voci sono sempre più stentoree, in particolare per dissuadere gli investitori dal rischio che circonda paesi come Italia e Spagna. Via dal rischio, insomma.

Alcuni connazionali hanno preso alla lettera il richiamo, come confermano i dati recenti della rinascita del mestiere di “spallone”, con destinazione i sicuri lidi bancari elvetici. Ma anche senza incoraggiare alla sfacciata evasione ed esportazione di denaro e preziosi a dire “via dal rischio” sono in tanti, anche ai vertici dei fondi più ricchi del mondo. Un timore condiviso da Mr. Pimco, il più grande fondo obbligazionario del mondo, Bill Gross, che nella colonna uscita sul Financial Times sosteneva senza mezzi termini che Draghi & Friends…

“…hanno aperto la caccia ai Vostri soldi”.

Gli europei, spiegava ai suoi connazionali americani ma anche in senso lato agli scettici (verso noi mediterranei) europei del Nord…

 “vogliono che siate meno frugali e più propensi al rischio”.

Il suggerimento di Gross & Friends è di andare a caccia dei soli titoli sicuri, quelli ormai con rendimenti negativi non solo reali ma anche nominali. Ovviamente seguire il consiglio implica l’aumento della domanda di quei pochi asset che consentono di evitare il rischio ma al prezzo di far scendere ancora (vista la domanda crescente) i rendimenti.

In tanti a Wall Street e dintorni sono già passati dal dire al fare: è di ieri la notizia che la mega-banca Goldman Sachs ha ridotto la propria posizione sul debito italiano del 92% nel secondo trimestre, da 2,51 miliardi di dollari a fine marzo a soli 191 milioni di dollari alla fine di giugno. Non si sa se seguirebbero volentieri il consiglio di Gross le banche italiane ma evidentemente, anche se volessero, non possono: infatti a giugno avevano in portafoglio 316 miliardi di euro di titoli nazionali, aumentando la propria dote di 14 miliardi di euro in quel mese. In parallelo a questa politica che sceglie il rischio a livello di portafoglio aumenta il contenimento del rischio nel concedere prestiti, sia a famiglie che a imprese (-2% su base annua il dato per queste ultime).

Ovviamente non sarà sfuggito a nessuno che sia i grandi fondi sia le banche italiane e spagnole sono già da tempo andate oltre il concetto di investimento: sono “in trincea”. Gross & Friends per difendere posizioni evidentemente short, le banche italiane e spagnole per puntellare un sistema a rischio.

Purtroppo gli investitori grandi e piccoli che finiscono per accettare rendimenti irrisori o negativi pur di salvare la quota principale del capitale fanno salire quella che oggi Massimo Gaggi sul Corriere della Sera chiama la “febbriciattola cronica” del money for nothing. Non solo: diffondono questo morbo. Un rischio di cui era ben conscio perfino Gross quando alla fine dello scorso anno riconosceva in una colonna sul Financial Times che, diventati una realtà piuttosto che un’anomalia, tassi dello 0%…

“…cessano di essere strumenti per la crescita”.

Gross addirittura si spingeva al punto di scrivere che a tassi ultra scontati o addirittura negativi il denaro a tassi stracciati (come sosteneva Lord Grantham per il denaro “cattivo”) scaccia il denaro “buono”. Con tassi allo 0% e quando si guarda al futuro con l’aspettativa di vedere una curva dei rendimenti piatta, due cose possono capitare e nessuna delle due tranquillizza.

Il primo rischio lo ha segnalato Richard Fisher, presidente della Federal Reserve di Dallas (all’Aspen Ideas Festival di inizio estate), sottolineando come tassi ai minimi termini danneggiassero i risparmiatori, perché a medio termine finiscono per incoraggiarli a prendersi dei rischi proprio in una fase della vita in cui non dovrebbero.

Se in un paese demograficamente giovane, come molti in Asia o Africa, tassi dello 0% possono creare l’effetto atteso di dare impulso ai consumi, inducendo chi ha un impiego a non privilegiare il risparmio, specie se l’inflazione non corre, cambiano molto le cose nei senescenti paesi del mondo occidentale e specie in Europa e Stati Uniti.

Una recente nota del centro studi della banca HSBC segnalava come…

“…quando la realtà degli effetti sulle pensioni si fa luce nei consumatori, bassi tasi di interesse/attese negative sul ritorno degli investimenti dovrebbero far da scintilla a più alti tassi di risparmio. Questo è vero in particolare in relazione a popolazioni che invecchiano ed allo stato di bilancio delle politiche fiscali”.

Non crediamo che ci sia bisogno di chiarire oltre come la crescita del risparmio sia, insieme al taglio alle spese, la seconda delle due stampelle del “de-leveraging“, innescato dalla Grande Recessione. Se i consumatori hanno attivamente perseguito il liberarsi del fardello di troppe spese e di una gestione dei debiti troppo onerosa, specie negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, d’altro canto, come segnala questo post di Soberlook.com a quel sollievo non corrisponde un beneficio sui conti correnti, i cui importi anzi si assottigliano.

Perciò, anche dove la professoressa Fornero non è membro del governo, si continua a lavorare più a lungo di quello che si prevdeva prima del 2007. Secondo un recente sondaggio Wells Fargo/Gallup un investitore americano su tre indica che da quando i tassi di interesse sono ai minimi termini ha rinviato la pensione e cresce il numero degli investitori che temono che i risparmi per la pensione non durino quanto i loro titolari.

Anche i “tesoretti” americani, insomma, sono sbocconcellati da quei “roditori” che la Grande Recessione ha scatenato. Solo che i “topi” che in modo impercettibile ogni minuto portano via un pezzetto sono la paura del rischio, il timore che sia meglio perdere una frazione del “tesoretto” al giorno piuttosto che l’intero capitale. La frase che tutti citano per giustificare la scelta di buttarsi sui Bund o sulle obbligazioni di Danimarca e Belgio a tassi negativi è sempre la stessa:

“Oggi il ritorno sull’investimento è il ritorno a casa dell’investimento”.

Ma la frase era stata pronunciata da Will Rogers durante la Grande Depressione, e fino a quando non sarà chiaro che i “roditori” che portano via il nostro “formaggio” sono le nostre paure, combattere i “topi” portandogli altro “cacio” ci può portare solo a creare le condizioni per la Seconda Depressione.

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