Marchionne ha fretta, come i suoi marchi

Chi segue da vicino i mercati dell’auto questa settimana probabilmente presterà meno attenzione alla tensione creatasi nei giorni scorsi tra il numero 1 Fiat Sergio Marchionne ed i vertici del gruppo Volkswagen per concentrarsi sui numeri ed i conti: quelli i consigli di amministrazione di Chrysler (oggi) e Fiat (tra un paio di giorni) sveleranno. Il che non vuol dire che siano stati già dimenticati i fattori di instabilità del mercato europeo che hanno scatenato le schermaglie, ovvero eccesso di capacità produttiva in un mercato in forte contrazione.

Tuttavia, nonostante i dati di mercato negativi dei paesi mediterranei e le notizie ancor peggiori arrivate per questo settore dalla Francia, ci sono però anche segnali incoraggianti nel mondo a quattro ruote. Ad esempio la Jaguar Land Rover ha da poco fatto sapere che aggiungerà 1.100 posti alle unità produttive della Gran Bretagna. Si tratta come noto ormai di una società di proprietà indiana e che ha in Asia il suo mercato principale, in vistosa espansione. Le notizie positive su marchi automobilistici infatti, quelle che generano ottimismo, paiono sempre nascere lontano dalla vecchia Europa.

La settimana scorsa anche il Canada ha ricevuto conferma ufficiale di un impegno importante, questa volta da General Motors: $750.000.000 in cinque anni (fino al 2016) messi in gioco dall’azienda nordamericana in ricerca e sviluppo come contropartita ai finanziamenti avuti dal paese nordamericano nel 2009 quando Ottawa ed Ontario contribuirono con $10,6 miliardi al salvataggio della allora zoppicante multinazionale.

Non è solo interessante che i governi canadesi (federale e locale) abbiano posto paletti ben precisi all’impegno economico evitando interventi a fondo perduto anche in una fase di emergenza. Quello che è interessante è che la risposta aziendale si esprima in settori avanzati: mettendo in moto bandi con diciotto università del Canada per progetti che riguarderanno materiali avanzati, sistemi di trasporto intelligente e tutela dell’ambiente.

A poca distanza dal Canada ma ben lontano come bussola industriale, Chrysler per innovare non si è spinta troppo in là per recuperare competitività, ma ha scelto di stare coi piedi per terra. Infatti il più grande investimento in innovazione della marca americana dopo il salvataggio del 2009 è stato effettuato in un settore convenzionale: quello delle trasmissioni.

Entro il 2025 tutti i costruttori si devono adeguare alle sempre più stringenti normative americane. Per “fare i compiti” Chrysler non ha fatto un balzo avanti ma oltre l’oceano, ricorrendo alla tecnologia tedesca della ZF Friedrichsafen, già introdotta con successo sulle ammiraglie dei marchi premium d’Oltralpe. Dopo aver investito $300 milioni in uno stabilimento nell’Indiana per adattare alle esigenze proprie la tecnologia tedesca adottata su licenza, questa sta facendo la sua comparsa nelle linee di montaggio Chrsyler con trasmissioni ad otto (per le auto a trazione posteriore) e nove (dal 2013, per auto a trazione anteriore) marce, capaci di assicurare più efficienza energetica ai propri modelli.

La scelta (decisamente diversa da quelle adottate dai concorrenti) di sviluppare un settore convenzionale ed ottimizzarlo è senza dubbio meno stressante per le finanze societarie di quanto non sia percorrere strade fortemente innovative come quella dell’auto elettrica o ibrida. Inoltre le prime ricadute sui modelli in cui la tecnologia è arrivata, la  Chrysler 300, hanno avuto impatto positivo sulle vendite di questo modello.

Le strade divergenti, più o meno rischiose, più o meno convenzionali, imboccate dalle due ex-grandi malate di Detroit tornate a correre e a guadagnare vanno interpretate non solo come attitudine al conservatorismo o all’innovazione. Le fondamenta di entrambe sono la forza sui mercati, e sebbene entrambe fatichino e molto in Europa, i rispettivi punti di forza sono quanto mai diversi: per Chrysler-Fiat le Americhe, per General Motors l’Asia. Il contesto presente e futuro, le prospettive di crescita in un mercato maturo oppure in uno emergente sono un impulso a prendere una direzione che possa dare immediati risultati o scegliere un percorso a medio e lungo termine. Le scelte di Chrysler (e Fiat) ci dicono che la marca ha fretta, come ne ha l’uomo che la guida, che forse per questo va per le spicce, anche e soprattutto coi concorrenti…

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in economia, mercati, trasporti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...