Quanto costa la Lira – 2: rate, mutui

I grafici della macro-economia su inflazione o svalutazione visti nello scorso post possono sembrare valori e numeri distanti; le scadenze delle rate degli acquisti o dei mutui probabilmente per molti noi lo sono assai meno.

Premesso che parlando di Euro e di ritorno alla Lira vogliamo evitare (specialmente nel periodo pre-natalizio) di richiamare esempi di blocco dei conti correnti e dei bancomat susseguenti a default, ci orientiamo su due casi più concreti, rate e mutui, relativi alle conseguenze di un’ipotetica fine della moneta unica. A cominciare da quello che segue:

Acquisto di un computer: spesa incluso finanziamento 1.782 euro, pari a 3.450.433 vecchie lire. Lasciamo da parte i tassi TAEN e TAEG definiti al momento della sottoscrizione del contratto. Le prime rate della società arrivano senza sorprese, ma dopo sei mesi la settima rata è successiva al passaggio alle nuove Lire. Supponiamo per semplificare il calcolo che le 12 rate rimanenti arrivino tutte con una nuova Lira svalutata del 25%.

Il mio acquisto è stato in ogni caso finanziato in euro (al cambio fisso di 1936,270 vecchie Lire) mentre l’importo delle 12 rate che mi restano lo abbiamo ipotizzato al 25% di svalutazione media (siamo ottimisti) e quindi a 2420,377 nuove Lire contro Euro.

Dovrò pagare 12 rate per un totale di 2.948.832 nuove Lire (101,53 Euro x 245.736 nuove lire x 12 rate). Sommate alle 6 rate pagate col cambio fisso precedente il computer verrà a costarmi 4.128.376 nuove Lire. E potrei considerarmi quasi un fortunato per le prime rate passate indenni al salasso.

Fare qualche conto con carta e matita sul destino che attende un banale pagamento a rate nel caso di ritorno precipitoso dall’Euro alla Lira richiama alla mente una delle critiche rivolte spesso alla moneta comune: che i cittadini dei paesi periferici da quando questa circola di fatto vivono sempre a contatto con una valuta straniera.

Il ragionamento, pur tecnicamente non fallace, trascura un aspetto determinante: che c’è qualcosa di molto peggio che vivere e lavorare con una valuta straniera. Ed è dover ripagare importanti debiti accesi con una valuta straniera quando se ne ha in mano un’altra che affonda.

Purtroppo è proprio quello che sta avvenendo ad alcuni paesi dell’ex-Patto di Varsavia e la dinamica in atto riguarda crediti e debiti ben più pesanti di computer o TV comprate a rate. E’ il dramma dei mutui che sta travolgendo l’Ungheria, ma anche affliggendo Romania e Bulgaria. Ed è qualcosa su cui riflettere perché, in caso di dissolvimento dell’Euro, potrebbe diventare uno scenario familiare a molti nostri concittadini.

Alla fine del 2009 erano stati sottoscritti in Ungheria mutui per 32,5 miliardi di Euro. La maggior parte di questi non è stata emessa dalle banche creditrici in valuta locale, ma in Franchi Svizzeri o in misura minore in Euro, come si vede nel grafico qui sotto che riporta l’incidenza delle varie valute nella concessione di mutui nel periodo d’oro del mattone a Budapest e dintorni.

Durante il boom dell’edilizia in Ungheria, Bulgaria, Romania, quando il PIL di un paese come quello danubiano cresceva senza tregua (come si vede nel grafico riportato qui sotto) ed il fiorino locale rispecchiava la crescita apparendo solido, è stato facile convincere cittadini e stranieri che i tempi di vacche grasse fossero la regola e non l’eccezione. E quindi prendersi il rischio di evitare i mutui in valuta locale, con alti tassi, per quelli in valuta estera, a tassi più bassi, circa il 4% invece che a due cifre. Anche numerosi nostri connazionali all’epoca decisero di investire all’Est, e oggi stanno facendo le stesse scoperte degli ungheresi o romeni.

Di fatto chi ha acceso prestiti si ritrova ad aver sottoscritto un mutuo a tasso variabile con tassi che non devono temere l’Euribor ma piuttosto le fluttuazioni, anche rapide, delle varie divise. Quella politica di prestiti all’Est ha lasciato un debito privato in una situazione peggiore di quello dei più “spendaccioni” cittadini del mondo, gli americani. E l’ondata di questi prestiti pericolanti rischia di travolgere la parte di sistema bancario europeo che a suo tempo l’aveva cavalcata.

Il parlamento di Ungheria ha approvato a fine estate una legge voluta dal premier Viktor Orban che consente ai propri concittadini di ripagare i mutui in valuta estera attraverso una politica di rimborsi a tassi fissi scontati di oltre il 20% rispetto ai livelli di mercato. Ovvero anche se il tasso di cambio è un Franco Svizzero per 240 Fiorini, il debitore nel suo mutuo lo pagherebbe circa 180 fiorini.

Purtroppo la misura non ha granché aiutato, perché l’economia sotto il governo populista di Orban va a rotoli e pochi possono permettersi anche questa agevolazione. Nel mese di settembre il governatore della banca centrale ungherese ha fatto sapere che circa il 20% dei 18 miliardi di Euro di mutui in valuta estera da rimborsare poteva essere considerato al sicuro.

Ovviamente non solo le banche creditrici, ma anche le istituzioni internazionali non hanno mostrato di apprezzare, ed i rapporti tra governo ungherese e Fondo Monetario Internazionale ed Unione Europea sono arrivati pochi giorni fa all’impasse. Nel frattempo, mentre i vertici ungheresi ed europei litigano, ogni volta che arrivano comunicazioni sul mutuo in corso il povero debitore ungherese prima di aprire la busta si rammenta che il Franco Svizzero rispetto al suo Fiorino sta facendo cose come questa:

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