La Banca Centrale Europea al bivio: ciclope o gigante buono?

Questi giorni così frenetici determinanti per il futuro dell’economia del continente europeo e dei suoi cittadini sono quelli in cui o le cose andranno per il verso storto, e  avremo occasione di dedicare un altro post a questa eventualità, oppure l’Unione Europea assomiglierà sempre più ad una nazione come tutte le altre. Perché questo possa verificarsi una condizione essenziali e che anche la Banca Centrale Europea invece di essere l’attuale “ciclope” nato zoppo si trasformi in un “gigante buono”.

Uno dei cambiamenti che dovrebbe verificarsi in questo caso è che le venga permesso, o venga messa in condizione, di diventare un cosiddetto “prestatore di ultima istanza”. Come la Fed o la Banca d’Inghilterra possono fare in condizioni estreme.

Nel blog di Nicola Porro viene con sintesi ed efficacia riepilogata l’indagine dell’agenzia di stampa Bloomberg che ha portato a galla come nella crisi della Lehman Brothers la Fed americana non solo sia stato proprio questo e con generosità, ma anche in modo occulto e in una misura che è andata oltre l’immaginabile. Prestando 7.700 miliardi di dollari ad un sistema bancario che stava per crollare.

La versione resa nota dell’intervento di sostegno alle banche, nota come piano TARP e concluso con un guadagno per i contribuenti americani, ammontava ad un decimo dell’intervento reale dietro le quinte. Si tratta di cifre che si avvicinano alla metà del PIL dell’economia del paese numero uno al mondo…

Come si vedrà poco più avanti, per l’Eurozona sembra basti molto meno. Il centro studi Oxford Economics nel proprio “Eurozone Weekly Economic Briefing” dello scorso 18 novembre si è chiesto esplicitamente se la BCE debba risolversi ad essere un prestatore di ultima istanza come le altre grandi banche centrali. Rispondendo in modo affermativo e facendo dei conti sugli effetti e ricadute che questo cambiamento di ruolo avrebbe.

I grafici collegati all’analisi puntano nella direzione giusta quindi (non manca molto a Natale…) li riproduciamo come buon auspicio e traduciamo integralmente la parte finale della newsletter.

QUANTO COSTEREBBE DAVVERO (ALLA BCE) ?

Sosteniamo che la BCE dovrebbe prendersi un tale rischio (diventare prestatore di ultima istanza) dato che sembra essere il solo modo nell’attuale situazione di restaurare qualche stabilità nei mercati finanziari. Inoltre, pensiamo che l’importo che la BCE avrebbe necessità di acquistare non siano così grandi, nemmeno tanto quanto sono stati i programmi di quantitative easing (alleggerimento quantitativo mediante inieizione di liquidità) della Federal Reserve e della Banca d’Inghilterra.

Da quando l’SMP (programma mercato titoli) è stato lanciato nel maggio 2010 la BCE ha comprato 187 miliardi di euro, di cui il 60% circa è stato da agosto in poi. Se la BCE dovesse continuare ad acquistare al ritmo col quale lo ha fatto da agosto, questo ammonterebbe a 420 miliardi di euro l’anno. Questo è equivalente a circa il 5% del PIL dell’area euro.

Nel corso dei prossimi 10 anni il totale dei titoli in scadenza dei paesi della periferia dell’eurozona (Grecia, Italia, Irlanda, Portogallo e Spagna) è appena sopra i 2.000 miliardi di euro. Nel 2012 quasi 440 miliardi di euro di debito pubblico sarà in scadenza e da rifinanziare, la maggior parte di esso italiano. Dal 2013 in poi, le necessità di rifinanziamento scendono sotto i 300 miliardi di euro annui.

E’ improbabile che la BCE possa avere bisogno di acquistare davvero tanto, visto che indica che rimarrà attiva sui mercati in base a criteri specifici e parametri chiaramente delineati. Ovviamente il punto chiave è stabilire i criteri che sarebbero usati per guidare le azioni delle BCE.

E QUALI SAREBBERO GLI EFFETTI DI UN MAGGIOR INTERVENTO ?

E’ chiaro che adottare il ruolo di prestatore di ultima istanza comporta una serie di rischi, ma questi sono connaturati alla gestione di un sistema finanziario. Ma quali sarebbero gli effetti di una BCE che acquisti attivamente titoli governativi sul mercato ?

Abbiamo stimato che negli USA l’intervento della FED attraverso una serie di azioni di Quantitative Easing avrebbe un impatto positivo sull’economia. Infatti, assumendo che la FED aumentasse l’acquisto di titoli di stato del 10%, causerebbe la discesa del rendimento del titolo decennale dal 2,8% nel 2012-13 al 2% circa. L’impatto sul PIL sarebbe davvero positivo. In questo scenario la crescita dell’economia aumenterebbe da una media del 2,4% nel 2012-13 a circa il 2,7% lungo lo stesso periodo. Per l’eurozona osserviamo un trend simile, anche se l’impatto sull’economia non sarebbe altrettanto forte che negli USA. Detto questo il cambiamento sarebbe altrettanto significativo, illustrando i benefici di questa politica.

La conclusione è che quale che sia il rischio, legale o di altra natura, sarebbe nell’interesse dell’Eurozona che la BCE intraprenda il ruolo di prestatore di ultima istanza. A nostro modo di vedere questo è un ruolo chiave che dovrebbe essere parte del mandato della BCE. Il tempo è determinante ed un cambio di politica essenziale per restituire stabilità all’area prima di una escalation della crisi che danneggi ulteriormente l’Unione monetaria europea.

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