Arrivano i dollari e il mutuo prende fiato (per ora)

L’azione concertata ieri dalle sei grandi banche centrali (dalla Fed alla BCE, dalla Banca d’Inghilterra a quella canadese) ha dato fiato ai mercati e con ogni probabilità guadagnato qualche giorno di tempo in più per sciogliere alcuni dei nodi che a livello internazionale stanno mettendo in ansia chiunque abbia qualcosa da perdere, dal lavoro al patrimonio. E forse anche evitato una pericolosa sbandata che si sarebbe riflessa prestissimo sui nostri conti personali.

L’accordo riguarda le linee di liquidity swap in valuta; che cos’è questo strumento? Usiamo la definizione di Mike Hammill della Fed di Atlanta: “..è una transazione in cui due parti (due banche centrali) si scambiano un ammontare di valuta concordato, allo stesso tempo stabilendo una data futura in cui l’accordo verrà sciolto”. Alla data di scadenza stabilita la BCE riprende i suoi euro (o gli svizzeri i loro franchi ecc.) e la FED i propri dollari. Le altre banche centrali pagano un tasso alla Federal Reserve per questa transazione.

Quello che è stato stabilito ieri è di rendere estremamente economico quel costo, a partire dal 5 dicembre, e di prorogare per altri quindici mesi la possibilità di procedere a queste operazioni, che avrebbero dovuto terminare la prossima estate. La mossa assicura una provvista abbondante di dollari per le banche commerciali europee, addirittura a prezzi più convenienti di quanto non costi in questo momento alle stesse corrispondenti banche americane prendere denaro dalla loro banca centrale.

Un fatto non trascurabile perché le banche commerciali continentali stavano facendo sempre più fatica a procurarseli. Non solo, prima dell’intervento il valore dello scambio euro-dollaro con durata un mese era arrivato alla cifra più alta degli ultimi tre anni. O, detto in altre parole le banche facevano pagare l’un l’altra sempre più caro il trasformare euro in dollari. Una cosa di pessimo auspicio che si era vista già nel settembre del 2008 nel momento peggiore dell’inizio della Grande Recessione, come si può vedere bene dal grafico mostrato sul blog della giornalista inglese del Guardian Jill Treanor.

Perché tutto questo ci riguarda come privati cittadini a breve termine? Perché lo scambio interbancario che gradualmente si prosciuga ha conseguenze dirette e rapide su un tasso che tutti coloro che hanno un mutuo conoscono: il LIBOR. Si tratta di un benchmark fondamentale, come l’EURIBOR più usato da questa parte dell’Atlantico, un tasso variabile che ogni giorno viene calcolato e diffuso da Londra in base ai tassi d’interesse richiesti da parte delle principali banche operanti sul mercato interbancario in varie valute tra cui euro e dollaro, e fa da riferimento in Europa per le operazioni finanziarie essenziali.

Nei momenti peggiori dell’esplosione della crisi dei mutui subprime, quando si era prosciugato il mercato interbancario e le banche smisero di prestarsi a vicenda denaro, il LIBOR era schizzato in alto, come si vede dal grafico qui sotto (si tenga presente che la data del crac Lehman Brothers è il 15 settembre 2008 e che la linea arriva fino al 23 settembre 2008):

Con l’irrequietezza che si stava diffondendo tra le banche e la riluttanza a prestarsi denaro reciprocamente questo tasso rischiava di impennarsi di nuovo come avvenuto tre anni fa. Le banche centrali usarono la soluzione delle linee di liquidity swap con successo nel mese di settembre 2008: allora l’introduzione fece scendere il LIBOR in dollari nel modo che si può vedere.

Con la liquidità in rapida contrazione, era stato di recente particolarmente difficile per le banche procurarsi dollari: era giustificato per la Federal Reserve il timore che le banche europee, di fronte alla difficoltà di usare per finanziarsi la scorta di obbligazioni continentali cui il mercato è ormai abbastanza allergico, stessero per cominciare a liberarsi in modo disordinato quelle in dollari per far cassa. Di fronte a questa eventualità il lieve arretramento del valore della valuta americana seguente alla comunicazione è un dazio lieve da pagare, e non nuoce alle esportazioni.

Il fiato concesso al credito avrà effetti benefici a breve termine non solo sulla salute delle banche ma direttamente sull’economia reale, quella che fa le cose. Anche una ricca compagnia aerea come la Emirates aveva di recente scoperto di dover sostituire i finanziamenti in dollari da banche europee con altri canali bancari di paesi emergenti, quando la stretta ha indotto molte banche a fare marcia indietro sui finanziamenti ai 243 nuovi ordini (84 miliardi di dollari) che la società di Dubai vuole acquistare da Boeing ed altri costruttori.

Nella stessa Germania circa cinquemila dipendenti sono senza lavoro perché nelle aree portuali e della cantieristica il lavoro cala, con i giganti del mare in difficoltà a proseguire i progetti. Una società che opera con le superpetroliere come la Frontline Ltd. secondo l’articolo apparso sul New York Times lo scorso 29 novembre è stata in grado di coprire il finanziamento solo per due delle sette navi cisterna che aveva in programma di costruire.

Certo è che nell’operazione che salva, almeno per ora, i conti ed i mutui degli europei (ma come si vede non solo quelli, e comunque non era certo quella la loro prima preoccupazione) la FED è diventata di fatto prestatore di ultima istanza del mondo, mettendosi alla guida della cordata internazionale. Le sei grandi banche centrali  hanno quindi svolto un ruolo di supplenza alla politica, anticipando misure di soccorso provenienti dalle istituzioni che queste non erano ancora riuscite o non avevano saputo intraprendere.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in crisi, debito sovrano, economia e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...